We will never stop fighting for EQUALITY“. Un tweet che sa di annuncio solenne quello della stella del calcio femminile a stelle strisce Megan Rapinoe. E non è una voce che passa inosservata. Tutt’altro. Per questo il motivo non passa inosservato. 1 maggio scorso il giudice Gary Klausner della US District Court for Central California di Los Angeles ha respinto la richiesta di Lloyd e compagne per una retribuzione alla pari dei colleghi maschi. Tradotto: possibilità negata di ottenere 66 milioni di dollari di indennizzo. Non è bastato allegare un corposo dossier per evidenziale le macroscopiche differenze con gli stipendi della formazione maschile (un gap di 127.5 mila dollari a testa per le sole qualificazioni), peraltro non qualificatasi ai Mondiali di Russia 2018. Discorso diametralmente opposto per le ragazze di Andovosky, capaci di conquistare il titolo iridato ai danni dei Paesi Bassi. Il tutto con una copertura mediatica senza precedenti.

Rapinoe e le calciatrici USA non ci stanno e promettono battaglia. In primis nei confronti di una USSF accusata di “sessismo sfacciato“. Sul fronte politico è arrivato l’appoggio del candidato dem alla Presidenza degli Stati Uniti Joe Biden. Intanto Alex Morgan, intervenuta a “Good Morning America” (ABC), ha dichiarato: “Siamo guerriere e continueremo a combattere per questo“.

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