Circa 3 milioni di praticanti, una piramide suddivisa in 10 livelli, investimenti continui e risultati apprezzabili. Il movimento femminile inglese non vuole essere da meno rispetto agli altri. I numeri, ma non solo quelli, gli danno ragione. Non è un caso che le Lionesses siano al sesto posto nel Ranking FIFA, alle spalle della Svezia e davanti all’Australia. A questo si accompagna un campionato (Women’s Super League) altamente competitivo e capace di attrarre campionesse da tutto il mondo. Un esempio? L’olandese Vivianne Miedema, in forza all’Arsenal.

LE ORIGINI DEL CALCIO FEMMINILE IN INGHILTERRA

Quella del calcio femminile in Inghilterra è una storia travagliata e che affonda le proprie radici a partire dal diciannovesimo secolo. Proprio in questa prima fase si hanno notizie di una serie di match a Edimburgo (1881), cui prende parte un team inglese. Negli anni successivi la migrazione dalla Scozia di Helen Graham Matthews dà un impulso fondamentale allo sviluppo del movimento femminile. Ecco allora la nascita nel 1894 del British Ladies’ Football Club.

Al netto dei pregiudizi esistenti, durante la Prima Guerra Mondiale si segnalano partite di calcio femminile per beneficenza: è il caso delle Kerr Ladies, che annoverano 828 partite tra 1917 e 1965. Se dal 1921 al 1965 la FA proibisce l’affiliazione delle donne, è nel 1966 che nasce la Women’s Football Association. Negli anni successivi la FA prende la federazione femminile sotto la sua ala e nel 1992 prende il via la Women’s Premier League. Il tutto nel segno di top team maschili che sposano la causa del femminile. Dal 2011 prende il nome di Women’s Super League.

WOMEN’S SUPER LEAGUE: ECCO LE BIG DEL CALCIO INGLESE

12 squadre, l’Arsenal capofila (3 titoli) e una copertura mediatica non indifferente. Questa è la Women’s Super League, massima competizione inglese di calcio femminile. Sostituta della Women’s Premier League, nel 2011 prende il via con otto team:

  • Arsenal
  • Birmingham City
  • Bristol Academy
  • Chelsea
  • Doncaster Rovers Belles
  • Everton
  • Lincoln Ladies
  • Liverpool

All’atto dell’iscrizione sono però 16 le realtà a presentare la domanda di ammissione. Tra queste il Newcastle, il Sunderland, il Leicester City e il Newcastle United. Se dal 2014 al 2018 il campionato presenta le divisioni 1 e 2, dalla stagione 2018/2019 la cadetteria prende il nome di Women’s Championship.

Sugli 8 campionati fin qui disputati, l’Arsenal detiene il maggior numero di titoli vinti (3), seguito da Chelsea (2) e Liverpool (2). Ecco le 12 squadre attualmente inserite nell’organico della stagione 2019/2020:

  • Arsenal
  • Birmingham City
  • Brighton & Hove Albion
  • Bristol City
  • Chelsea
  • Everton
  • Liverpool
  • Manchester City
  • Manchester United
  • Reading
  • Tottenham Hotspur
  • West Ham United

La piramide del calcio femminile inglese prevede ben 10 livelli. Oltre alle sopra citate Women’s Super League (A) e Women’s Championship (B), ecco la Women’s National League, a sua volta divisa in Premier League (C) e Division One (D). Di conseguenza la ripartizione su base territoriale si amplifica nelle serie seguenti, fino ad arrivare alla decima e ultima.

LA NAZIONALE DI NEVILLE NELLA TOP 10 FIFA. E CON UN QUARTO POSTO A FRANCIA 2019…

Una selezione nazionale in crescita costante. Così si può riassumere l’Inghilterra dell’ex Manchester United e Everton Phil Neville. Sì, perché negli ultimi anni sono arrivati risultati importanti sul fronte Mondiali (quarto posto a Francia 2019) ed Europei (semifinale ad Olanda 2017). A questi score si aggiungono 3 vittorie alla Cyprus Cup (2009-2013-2015) e 1 alla SheBelieves Cup (2019).

Sul fronte settore giovanile le selezioni attive sono Under 21, Under 20, Under 19, Under 17 e Under 15.

PROFESSIONISMO: ECCO LO STIPENDIO MEDIO DI UNA CALCIATRICE INGLESE

Dati alla mano (Report UEFA 2016/2017), l’Inghilterra è il paese in Europa col maggior numero di calciatrici professioniste: ben 215. Il tutto nel segno di un professionismo di fatto, che consente alle top player di guadagnare circa 35.000 sterline (circa 40.000 euro) ogni anno. Due le variabili: la militanza in un club di prima o seconda fascia e l’integrazione dello stipendio con gli sponsor. Briciole, se rapportate agli introiti dei colleghi maschi. Ma questo è un problema mondiale…

 

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